Con questo articolo ci tengo a parlarvi di una parte della mia vita che ha condizionato tutto il mio percorso, la scoperta di essere STERILE Il termite STERILITA’ per il dizionario è semplicemente:

La situazione di una coppia in cui uno o entrambi i membri della stessa sono affetti da una condizione fisica permanente che non rende possibile il concepimento

 

 

Per una donna sentirsi dire che è sterile è molto ma molto più complesso di una semplice definizione di Wikipedia.  

 

 

Perchè ne parlo? Per diversi motivi, il primo perchè ancora troppo spesso c’è moltissima ignoranza in questo campo, il secondo perchè voglio far sentire meno anormali le tante (tantissime) donne che stanno vivendo o hanno vissuto questo grande dolore e terzo perchè mi avete chiesto tramite il mio profilo instagram di parlare un pochino della mia vita e di me.

 

 

Se devo parlare di me non posso non parlare del momento in cui ho scoperto di essere sterile perchè è uno dei momenti più dolorosi della mia esistenza, un dolore sordo, forte, accecante che ti perfora l’anima e che ti farà vedere TUTTO in maniera diversa, nulla sarà più uguale, TU non sarai più uguale. (per chi non avesse letto la mia presentazione consiglio di leggere https://www.valentinamarinoni.it/2019/01/23/hello-world/)

 

 

Ovviamente questo non è per tutte uguale e non tutte le donne che scoprono di avere questa limitazione si disperano perchè molte non sentono il desiderio di avere un figlio perciò il mio articolo vuole far sentire meno sole quelle che vivono in maniera tremenda questo problema.

 

Partiamo dall’inizio: COME HO SCOPERTO DI ESSERE STERILE

 

Non nego che dentro di me io ho sempre pensato che sarebbe stato difficile avere un figlio, non so dirvi perchè ma l’ho sempre “sentito” (ed io difficilmente sbaglio con le sensazioni) e il fatto di avere una brutta ereditarietà a livello ginecologico sia dalla parte materna che in quella paterna non ha mai aiutato a pensare positivo.

Spesso stavo male, avevo dolori forti al ventre, avevo blocchi intestinali con stitichezza cronica, e durante l’ovulazione e il ciclo il mio malessere raggiungeva i massimi livelli perciò in accordo con la mia ginecologa e dopo 1 anno di tentativi decido di sottopormi a una laparoscopia diagnostica per capire il motivo del mio malessere e dei tanti test negativi.

Ricordo perfettamente la sera prima dell’intervento, ero FELICE e rilassata, non so dirvi perchè ma io in quel momento non pensavo minimamente a quello che dopo poche ore mi ha investita, il mio unico pensiero era che 24 ore dopo avrei scoperto il motivo del mio malessere.

Entro in ospedale e dopo poco mi portano in sala operatoria, rido, scherzo, mi addormento.

Quando mi sono risvegliata è nata una nuova Valentina.

Chiedo subito se tutto era andato bene e mi dicono tutti di si, vedo il mio compagno accanto a me, la mia ginecologa (che era passata a informarsi sull’esito dell’intervento), mia mamma e delle mie care amiche. Tutto sembra normale ed io ho una nausea tremenda causata dall’anestesia che l’unica cosa che ho voglia di fare è dormire. Per me era semplicemente tutto finito.

Invece lì è iniziato tutto.

Il giorno dopo mi alzo dal letto molto dolorante, con dolori di gran lunga superiori a quelli che mi avevano raccontato prima dell’intervento e l’infermiera mi dice che il chirurgo mi vuole vedere per la visita post operatoria. Faccio tantissimi metri (con dolori atroci) per arrivare nello studio del dottore che mi ha operata (era dalla parte opposta dell’ospedale), entro nel suo studio, sorrido, mi sdraio e mi dice:

“Cosa devo dirti Valentina? quando siamo entrati siamo rimasti senza parole, poche volte nella mia vita ho visto una ragazza così giovane combinata come te. Avevi il retto e tutti gli organi attaccati insieme da aderenze, l’apparato riproduttivo era completamente annodato perciò immagino i dolori che hai potuto provare, siamo riusciti a togliere buona parte delle aderenze, purtroppo si tratta di endometriosi e poi……..SEI STERILE.”

Gelo. Freddo. Silenzio. Il sorriso rimasto bloccato sulle mie labbra.

Lo guardo e penso che mi stia prendendo in giro, mi convinco che entro poco mi dirà che è tutto uno stupido scherzo senza senso e gli dico:

“Non ho capito dottore, cosa significa che sono sterile?”

Si l’ho chiesto e oggi so che è una domanda idiota ma in quel momento volevo sbagliarmi.

Lui con una tranquillità disarmante mi dice serenamente:

“Significa che non puoi avere figli, neanche un miracolo potrebbe farti diventare madre. Abbiamo provato per un’ora a fare il possibile, a ripulire, a liberare le tube e a riaprirle ma NIENTE, abbiamo usato getti ad altissima pressione (ecco spiegati i dolori forti nella parte alta dell’addome) vista la tua giovane età ma non c’è stato nulla da fare”

Ancora silenzio. Vado in apnea. Tutto è offuscato. Con voce spezzata chiedo:

“Non c’è un modo per averli ugualmente?”

Risposta:

“Nessun modo”

Io mi alzo, sola, barcollante, debole. dolorante. Sembrava che un tram mi avesse investita. Non ero in grado di ragionare, pensare o sperare. Non ero nemmeno in grado di tornare nella mia stanza dall’altra parte dell’ospedale. Mi appoggio a una parete, scivolo a terra, piango.

Mi rialzo e aggrappandomi al muro cerco di spostarmi da lì, le gambe sono pesanti, la testa è confusa, mi sento incredibilmente VUOTA, anormale, inutile. Non so dirvi con esattezza la sensazione di quel momento ma la parola VUOTO è ciò che più si avvicina.

Dopo circa mezz’ora riesco a tornare in stanza, non prima di essere svenuta due volte.

Mia mamma, che sapeva tutto, era in camera, la guardo, in silenzio entro, preparo le mie cose e dico che voglio firmare le dimissioni perchè voglio andarmene a casa. Non voglio sentire ragioni, non voglio sentire parlare, non voglio vedere nessuno. Voglio guardare in faccia il mio dolore e basta.

Nel tragitto verso casa piango, non respiro, mi dispero.

COME MI SONO SENTITA

Arrivata a casa tutto sembrava diverso da come lo avevo lasciato.

In quel momento nulla aveva più senso, la mia vita non ne aveva ed io non ne avevo. Mi sentivo una donna INUTILE, una donna DIFETTOSA, una donna A META’.

Non vi nascondo che ho imprecato, ho chiesto perchè era capitato a me, ho dubitato di ogni cosa e di ogni entità suprema. Chi non prova quella sensazione non può capire cosa significa e cosa si sente ma vi garantisco che è un dolore sordo e che schiaccia il petto.

Ho sempre creduto che sarei stata una buona mamma, che avrei avuto 3 figli, che avrei giocato con loro fino ad addormentarmi sul tappeto accanto ai lego, che sarei stata loro complice in tutto, che li avrei riempiti di baci e che avrei trasmesso l’amore per la vita, la voglia di vedere il lato positivo in ogni cosa e il senso di responsabilità. Mi immaginavo a correre nei prati, a ridere, a cantare. Mi vedevo una mamma svampita con una casa con i giochi sul pavimento. La mia mente addirittura arrivava a pensare a quando mi sarei truccata con loro davanti allo specchio, a quando sotto le coperte avrei ascoltato le prime delusioni amorose, a quando mi sarei trovata con il cuore a pezzi ad asciugare le loro lacrime. Sono talmente sognatrice che la mia mente non si fermava all’adolescenza ma arrivava addirittura all’immaginarmi nonna.

La mia vita l’ho sempre vista da mamma, non potevo immaginare una vita senza essere mamma perchè non l’avevo mai immaginata.

In quel momento il film della mia vita è sparito, si è spento, the end.

Avevano staccato la spina senza possibilità di ritorno ed io sentivo che non ero in grado di disegnare una vita diversa da quella che avevo sempre sognato.

Non potevo, non volevo, non ne avevo la forza.

Tutte mi sembravano migliori di me, io non ero in grado di fare nemmeno ciò che la natura ti dona al momento della nascita, non era una qualità quella di poter essere madre ma era un qualcosa che in teoria una donna acquisiva sin dal momento del concepimento nel ventre materno. Io non ero in grado. Io non valevo niente. Fosse stato per me le popolazioni si sarebbero estinte.

Pensavo a quale uomo avrebbe mai voluto una donna difettosa, mi immaginavo sola e incompresa e soprattutto piena di sensi di colpa anche se colpe non ne avevo.

Non sono mai stata una persona gelosa o invidiosa, non ho mai amato guardare la vita degli altri e ho sempre e solo provato ammirazione e stima per chi aveva una vita migliore della mia ma credetemi che vedere donne con il pancione (e in quel momento erano ovunque) o con bambini per mano mi ammazzava.

Ciò che spiazza non è solo il dolore di non poter realizzare il sogno più grande che hai ma a tutto si somma un senso di inadeguatezza e inferiorità che non si può descrivere.

LA DECISIONE

Come in ogni situazione difficile della mia vita dopo un primo momento di smarrimento e di dolore (che mi concedo sempre) mi fermo e cerco di trovare una soluzione, di vedere la luce in fondo al tunnel, di provare a pensare che a tutto c’è una spiegazione e che non tutte le difficoltà devono per forza portare a un qualcosa di negativo ma che spesso possono essere trampolini di lancio che ti permettono di crescere e migliorarti.

Perciò ecco che inizio a cercare ogni possibile soluzione, ogni alternativa, ogni notizia sul web.

Pensavo “se vuoi DAVVERO ottenere una cosa il modo lo trovi sempre…devi solo capire cosa fare…difficile non vuol dire che è impossibile”. Questo era il mio mantra di quei giorni.

Ed ecco che dopo estenuanti ricerche, dopo aver letto DI TUTTO, dopo essere stata sveglia nottate intere e dopo aver studiato al pari di un medico l’apparato riproduttivo femminile capisco che l’unica soluzione, l’ultima spiaggia, l’unico spiraglio di luce è… LA FECONDAZIONE ASSISTITA.

Che parolone, che confusione…tutto sembra così surreale, difficile e frutto di sole probabilità. Nella mia mente iniziano a rimbombare numeri, percentuali, statistiche, perchè diciamoci la verità, una mamma che si sottopone alla fecondazione assistita vive di numeri, esami, visite e speranze. Non ha altro a cui aggrapparsi.

Inizi a conteggiare la qualunque cosa, a studiare ogni minimo esame del sangue, a frequentare forum e a partecipare a discussioni sul web che ti fanno sentire meno sola e meno diversa. Ti sembra che solo loro, le tue amiche di “incrocini” possono capirti, speri e preghi per ognuna di loro, per ogni fivet, per ogni nuovo inizio, per ogni transfert e per ogni test di gravidanza. Piangi, gioisci e ti disperi per ogni notizia data dalle tue compagne di sventura che mai vedrai come se stesse capitando tutto a te.

Pazzesco come nel campo della sterilità femminile esiste la solidarietà tra donne. In quei 2 anni l’ho sentita, percepita e vissuta davvero.

E dopo essermi preparata per mesi meglio che per un esame di maturità, dopo aver fatto tutti gli esami richiesti, con una valigia (e non scherzo) di referti avvicinarmi all’ospedale che mi ha cambiato la vita per il mio primo (di una lunga serie) appuntamento nel centro di PROCREAZIONE MEDICALMENTE ASSISTITA.

In sala d’aspetto gli sguardi delle altre donne, per cui provavo già un bene sincero, erano come il mio. Tutte nella stessa posizione, con il cuore pieno di speranze a fissare il vuoto in attesa di essere chiamate. Tutte in attesa di un miracolo che poteva cambiare per sempre la loro/la nostra vita.

Sapevo cosa volevo, sulla carta sapevo cosa mi sarebbe aspettato, sapevo che avrei avuto poche possibilità ma sapevo anche che quella era L’UNICA possibilità per diventare mamma…questo mi bastava per indossare il mio miglior sorriso, mettermi l’armatura e prepararmi a combattere.

PARLIAMO DI NUMERI

Oggi sembra ancora un tabù ma l’infertilità in Italia è in costante aumento. Non si conoscono ancora bene le cause di questo aumento di coppie sterili ma sembra che una serie di fattori, tra cui lo stress e l’alimentazione, incidono in maniera importante. Quando scopri di essere sterile ti senti sola e ti sembra di essere l’unica donna anormale sulla faccia della Terra invece voglio dirvi che l’Istituto Superiore della Sanità ha dichiarato che circa il 20,6% delle coppie devono affrontare questo calvario. Questo dato è davvero allarmante se si pensa che su 100 coppie che cercano un figlio circa 20 di loro non riuscirà ad averlo naturalmente.

QUELLO CHE VOGLIO DIRVI…

  1. So come vi sentite, non pretendete che chi vi è intorno capisca come vi sentite, potranno immaginarlo, ascoltarvi, starvi accanto ma non potranno capirlo se non provandolo. Non fate a loro una colpa di questo anche se vi sentite tremendamente sole e incomprese e arrivate a non sopportare più niente e nessuno per questo.
  2. Non chiudetevi nel vostro dolore, non allontanate tutti, non pensate che per voi non ci siano speranze…urlate, piangete, pregate ma poi rialzatevi perchè per vincere questa battaglia serve collaborazione mente-corpo…la vostra testa fa più di quello che potete immaginare.
  3. Pensate che una soluzione da provare c’è sempre, una strada da percorrere anche, provateci, buttatevi, non pensate troppo.
  4. Se il vostro desiderio di diventare mamme è grande mettete in conto che non sarà un percorso facile ma che quello che potrà donarvi sarà immenso e soprattutto in questo campo non potete permettervi di rimanere con il rimpianto di non averci provato.
  5. Prendete coraggio e buttatevi anche se vi spaventa il percorso, anche se i farmaci da assumere hanno effetti collaterali e rischi importanti, anche se il dolore fisico e psicologico a cui dovrete sottoporvi sarà grandissimo…fatelo e fatelo subito perchè nella fecondazione purtroppo i numeri e le percentuali sono importanti e prima lo fate e più aumentano.
  6. Non vergognatevi di dire che siete sterili, non abbiate paura di confessare che vi state sottoponendo alle PMA. So che non è facile e anche io per un determinato periodo ho omesso questo “piccolo” segreto ma quando ho deciso di accettarmi e di accettare il mio limite tutto è cambiato. NON AVETE COLPE se la natura ha voluto questo e quelli che dicono che non bisogna andare contro natura non hanno compreso che l’amore è al di sopra di ogni cosa, è la cosa più importante e se esistono mamme che per natura fanno figli e poi li maltrattano allora credo che anche io merito una possibilità.
  7. Affidatevi a un centro serio e affidabile, piuttosto fate qualche km in più ma non sottovalutate l’importanza della struttura che vi seguirà
  8. Non perdete di vista nemmeno per un istante che il vostro sogno potrà realizzarsi e non ascoltate NESSUNO perchè purtroppo c’è ancora tanta ignoranza nel campo e le persone sono sempre pronte a giudicare un qualcosa che non conoscono.

Ci siete voi e il vostro bimbo immaginario…che arriverà…eccome se arriverà.

Non dubitatelo

Vi abbraccio

ps. nei prossimi giorni vi parlerò del mio percorso di fecondazione e dei rimedi che ho utilizzato per aiutarmi pps. Consiglio a chi sta facendo i primi passi verso la PMA di leggere il libro “PERCHE’ IO NO? ” mi ha aiutata a sentirmi meno sola. Potete trovarlo su amazon https://amzn.to/2D5aQOT